1 marzo 2010
Speravo in un futuro, guardavo in un presente incerto.
Ora invece soffro perché mi rendo conto.
Mi accorgo che tutto è stato inutile i progetti sono andati in fumo.
Dovunque volgo lo sguardo non vedo che miseria,
fame, lacrime. Dolore.
Siamo in piedi solo perché loro ci permettano di comprare,
siamo vivi solo perché utili alla causa del commercio globale.
Ieri è oggi, domani è ieri, tutto sembra uguale a se stesso.
Mi sento vivo solo quando sfoglio l’universo,
non m’importa di ciò che voi dite.
Non voglio la decadenza delle vostre vite.
Io sono quello che leggo e leggo per cambiare quel che sono.
Restate abbagliati dal vostro schermo,
io mi prendo il tempo ed il futuro.
Salvatore Andrea Laconi
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12 febbraio 2010

La colomba nera vola
sui tetti bianchi in Alabama.
E’ quella del pastore della pace
immersa nella civiltà che tace
vuota e assente.
Osserva nel sud della “giusta” gente
che segrega e si nasconde
tra i banchi, le barelle,
tra gli autobus e le Rosa stelle,
nel bianco di cappucci a “K” della pelle.
Sogna Martin, sogna pure…
Quando cadrai dai tetti sul terrazzo del male,
vivrai per sempre e per sempre potrai volare.
Emergerai dalle bianche nuvole sfumate, tra il tuo rosso.
Saluterai le tenebre mentre pronuncerai il tuo discorso.
Se un sogno resta un sogno,
un uomo diventa un mondo
trasformando, modellando il suo contorno.
Ci porta ciò che Dio non ha donato:
un respiro pacifico che ci lega l’un l’altro.
Salvatore Andrea Laconi
Immagine tratta dalla pagina web:
http://www.cinetivu.com/varie-televisione/personaggi-tv/protestantesimo-cultura-e-culto/
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31 gennaio 2010

Sono state disperse le ceneri di M.K. Gandhi, morto il 30 gennaio del 1948. Quel che di fisico restava del poeta della non-violenza è volato tra le onde dell’Oceano Indiano al largo del Sudafrica. E’ la terza volta che si ripete il rito, nonostante la tradizione indù preveda questa cerimonia una volta sola.¹
Dov’è finito il pensiero Gandhi? Resta scritto solo tra le pagine dei suoi libri, oppure cerca d’uscire dalle righe per entrare nella nostra società? No, non si riflette nel mondo. Molti Paesi hanno il loro esercito, altri vendono armi, alcuni continuano a fare guerre. La non-violenza vorrebbe un disarmo che pare sempre più lontano, impercettibile, utopico.
Il Costa Rica è il primo Paese al mondo che ha inserito nella sua Costituzione il divieto di formazione di un esercito. Si parla tanto di modificare la nostra bellissima Costituzione, si potrebbe aggiungere questo divieto accanto alle parole “l’Italia ripudia la guerra”.
Non sono un ingenuo, so benissimo quanto sia difficile smettere di combattere usando le armi. Ma se vogliamo che il mondo continui a “girare”, bisogna iniziare a cancellare il sangue della guerra dal nostro modo di vivere.
<<[..]Prima che cominci in Europa un disarmo generale – che prima o poi dovrà essere realizzato, se l’Europa non vuole andare incontro al suicidio – qualche nazione deve avere il coraggio di procedere autonomamente al proprio disarmo, accettando i gravi rischi che ciò comporta.>>²
Salvatore Andrea Laconi
¹ Da la Repubblica del 31 gennaio 2010, pag. 18.
² M.K. Gandhi nel 1925 nel corso di una discussione sulle reazioni politiche alla Prima guerra mondiale. Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=49514315518
L’immagine qui sopra è tratta dalla’indirizzo: http://xoomer.virgilio.it/sito_della_pace/gndalbum_it.htm
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29 gennaio 2010
I bambini che giocavano alla morte non avevano più lacrime.
Nel campo non inseguivano un pallone, ma la vita.
Era la vita a correre e spezzarsi tra le sponde del filo spinato,
mentre i pettirossi osservavano muti.
Dall’alto le nuvole chiedevano al cielo:
cos’è un uomo? Cosa vuol dire essere uomini?
In silenzio poi sparivano, nella pioggia delle loro lacrime.
Queste provano a rispondere:
vuol forse dire stare fermi, eseguire gli ordini?
Vuol forse dire ribellarsi, morire per sopravvivere?
Per sopravvivere almeno nell’anima, tra le sue onde.
Ma non c’era il mare tra i campi. Non c’era il sole.
C’era il vuoto.
Il vuoto si chiedeva chi fosse stato a compiere quei gesti, chi?
Non è stato un solo uomo, ma tutti.
Tutti erano indifferenti. Tutti o quasi.
I pochi che lottavano non esistono più.
Nessuno li ricorda. Ammesso che il solo ricordo basti a farli
vivere ancora.
Ma oggi si “vive”? Che vuol dire “vivere”?
Mi guardo intorno e mi chiedo: il mondo di oggi è forse meglio?
L’uomo ora accetta il diverso, non uccide per la paura di non
accettare se stesso?
L’uomo uccide ancora. L’uomo non cambia. E’ “uomo”.
Nel bene e nel male è sempre lui: quando si ribella dai soprusi
e quando volta la faccia o tace.
Non basta ricordare. Bisogna accettarsi e migliorarsi.
Accettar se stessi per accettare gli altri.
Migliorar se stessi per migliorare gli altri.
Quando le lacrime non bastano, non servono, non cadono;
arrivano le parole.
Arrivano le mani che incrociano e scaldano altre mani.
Arrivano gli abbracci che coprono il freddo del domani.
Un domani gelido dove spero non ci siano altri campi.
Dove spero non si sveglino altri muri.
Dove attorno non ci sia la coercizione di un filo tagliente.
La coercizione della mente.
Salvatore Andrea Laconi
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27 gennaio 2010
Riposa nella culla della vecchia civiltà,
dondola in un sonno senza verità.
Senza ricordi, senza vita.
E’ nato lentamente, senza alcuna fretta.
Nessuno sa sé o quando si sveglierà,
ma è sempre con l’uomo e con la sua “umanità”.
Antica paura del “diverso”,
che scende goccia a goccia, sorso a sorso.
E’ il non voler accettar noi stessi,
il non poter guardare l’inconscio e suoi versi.
Scritti nel nostro Id, cancellati dal nostro Super-io.
Letti ad alta voce, difensori del nostro Dio.
Chi siamo noi senza lo specchio degli altri?
Cosa ci divide se non “fisici” frammenti?
Siamo l’ombra del “diverso” e lui è la nostra luce,
ricorda ciò che è stato per volare nella pace.
Cerca di non dimenticare e l’altro cesserà di esserti nemico.
Apprezza quel che hai e coltivalo nel cuore del suo orto.
Siamo tutti diversi,
davanti all’ombra di noi stessi.
Salvatore Andrea Laconi
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4 gennaio 2010
Possiedono parole putride che sporcano il pensiero della gente.
Hanno macchine color cielo per potersi credere “l’onnipotente”.
Sono nani e ballerine danzanti oltre il confine.
Tra pazzia ed illegalità nel curioso buoncostume.
Vogliono distruggere la Costituzione.
Uccidono gli altri poteri e legano al dito il destino delle persone.
Cosa sia la libertà ormai nessuno chiede.
Non si sente, non si racconta. Non vive dentro la televisione.
La nostra Repubblica è fondata sul lavoro.
La loro “politica” soltanto sul denaro.
Polifiosi si credono imperdibili statisti, ma rubano il pensiero.
Assurde marionette regalano troni e vie, nel parco del garofano nero.
Io non sono come voi, non voglio ciò che non mi appartiene.
Noi non siamo come voi, cerchiamo pace e giustizia sociale.
Cerchiamo le parole.
La voce che contrasta il silenzio della coscienza assopita
del “televisore”.
Un individuo ormai chiuso in una prigione di illusione,
in una gabbia di emozione.
Un tale che più non vive, in un vivere che più non è tale.
Cerco i sogni, cerco parole.
Stringo sensi e immagini di cupo, immenso dolore.
Chi siamo noi realmente? Quello che ci mostrano?
Siamo pace, gioia di vivere o ceche palpebre che lacrimano?
Noi siamo ciò che abbiamo dentro,
non quello che ci fanno credere.
Siamo il vuoto pianto di un indistruttibile essere fragile,
che cade dentro le sue parole.
Cavalca con loro per sempre, senza scampo ne’ fine.
Brucia con se stesso per concludere e ricominciare.
Siamo il sogno di noi stessi, non del potere.
Salvatore Andrea Laconi
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31 dicembre 2009

Non ho mai conosciuto un partigiano.
Non ho mai visto nessuno lottare per ciò in cui crede.
Non ho mai guardato nessuno mentre scriveva una poesia.
Non sono mai stato accanto a un uomo mentre moriva.
Non ho mai combattuto nelle piazze, nei prati, nelle strade e nei Paesi dove i nazifascisti hanno trucidato donne e bambini
senza alcuna pietà.
Non ho mai visto Sandro Pertini.
Non sono mai potuto andare a un concerto di Fabrizio De Andrè.
Non ho conosciuto Antonio Gramsci e nemmeno Enrico Berlinguer.
Non ho mai incontrato Enzo Biagi e Indro Montanelli.
Nessuno mi ha mai parlato in maniera chiara
di Garibaldi e Mazzini.
Non sento mai nessuno palpare con
le labbra la parola “Resistenza”.
Nessuno mi ha mai detto cosa accadde a
Cefalonia e a Monte Sole.
Nessuno s’interessa di quello che la TV non dice.
Nessuno porta sottobraccio dei libri che ha scelto liberamente.
Nessuno mi vuol spiegare perché
hanno ucciso Falcone e Borsellino.
Nessuno vuole indagare sulla loro morte.
Nessuno capisce che la politica deve avere le mani
pulite per poter parlare al cuore della gente.
Qualcuno ha lottato perché io potessi respirare
e scrivere quel che penso.
Qualcuno ha scritto libri per trasmettere a tutti
quel che non si può dire.
Qualcuno pensa per conto suo e scrive per conto di tutti.
Qualcuno ha ancora voglia di lottare e resistere.
Io ho voglia di resistere e sognare.
Salvatore Andrea Laconi
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27 dicembre 2009
E’ vero. Molte volte prendo la penna e scrivo velocemente, quasi senza pensare. Il mondo mi scorre dentro in un soffio: non vedo, non sento, non percepisco lo scorrere del tempo. Vengo rapito, trascinato e segregato in un vortice di pensieri confusi. E’ una lotta tra quello che sono, quello che appaio, quello che vorrei essere. Le mani accarezzano il foglio, i piedi danzano al loro ritmo, la mente si muove come la foglia di un ramo: trema assecondando il vento per cercare di resistere. Vuole restare incollata alle sue radici pur non sapendo di averle.
Ma un forte soffio la conduce per aria allontanandola dal suo passato. L’impatto con il suo nuovo respiro la intimorisce. Ha paura delle montagne, dei prati, dell’acqua dove si sta posando. E’ felice. Mentre sente il suono del mare, gli ululati dei cani, il canto dei pettirossi; finalmente capisce. Sa’ che il suo momento è giunto la sua linfa si sta esaurendo. Deve tornare alla terra, restare nel silenzio del tempo che la rende rigida. Sempre più secca e pallida.
Ora si spegne tra la solitudine, il rimpianto e la consapevolezza della fine. E’ ora di scrivere le ultime righe e lasciare spazio al nuovo domani che verrà. Si ritira nel sonno di questa difficile notte.
La penna smette di scrivere, le gambe di tremare. E’ ora di andare.
Salvatore Andrea Laconi
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25 dicembre 2009
«Siete eredi della non dimenticata Decima Mas». Così l’on. La Russa ricorda il corpo militare che faceva parte della Repubblica Sociale Italiana. Sembra che a Fiuggi non ci sia stata alcuna svolta per il nostro ministro dell’attacco. E’ vergognoso che vengano ricordati i repubblichini e dimenticati troppo spesso i partigiani.
Se ora posso scrivere su questo blog, se voi potete leggere ciò che scrivo, è soltanto perché i fascisti hanno perso. Perché alla dittatura si è preferita la Democrazia.
Come disse una volta Sandro Pertini a Enzo Biagi: << Il fascismo è la negazione della dignità umana.>>¹
Salvatore Andrea Laconi
¹ Enzo Biagi, I quattordici mesi, Rizzoli 2009, pag. 58.
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23 dicembre 2009

Si guarda attorno. E’ stordito, attonito. E’ ormai disilluso. Tutti i suoi sensi sono avvolti dalla nausea, la sua mente percepisce soltanto l’inutilità di ciò che accade. Conta: <<un corpo, dieci corpi, cento corpi>>. Si ferma perché non riesce più a contare, la vista scompare tra la nebbia del sangue. Pensa: <<Quel che resta del respiro di giovani anime sognanti>>.
La luce da qui è lontana, il sapore della polvere tra le labbra sembra quasi bagnato…sembra disseti il suo dolore.
Lui è sopravvissuto, ma non è vivo. Probabilmente è più morto degli altri. Lui è solo, i corpi che riposano hanno molta compagnia.
<<Respiro…>>.
Non sono parole di gioia queste che cadono con la neve, non sono residuo di rabbia. Sono soltanto parole di un’arma che ha sbagliato bersaglio, di un soldato che ha esitato incerto.
Il concerto è terminato, la danza della morte ha concluso la sua canzone.
E’ solo.
Non capisce il senso che batte nel petto di chi è morto, non capisce il senso del suo cuore che batte nell’angoscia.
<<Chi sono? Dove credo d’andare? Nessuna luce più mi guida. Cosa mi angoscia? La vita o la morte?>>, è quel che urla dentro il vento.
<<No non è il cuore che batte ad angosciarmi, è il fatto di esser solo. Di non essere più nulla, di non essere più vita.>>
Cosi gridava l’ultimo soldato, mentre volava tra le macerie della morte. Il solo sconfitto di una guerra dove tutti sono partiti. Dove tutti sono finalmente uniti dallo stesso ideale.
Gli restava la fame, la puzza della guerra e la sete della sabbia.
Non aveva più niente. Non aveva più un cuore ad aspettarlo.
Un cuore che potesse battere al di fuori del suo petto.
Salvatore Andrea Laconi
L’immagine del post è un’immagine “libera” che è stata modificata. Dalla pagina http://www.imageafter.com/search.php?offset=24&search=war
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