Secondo alcuni ciò che distingue l’uomo dagli altri animali è il fatto di essere <<un animale simbolico>>¹. L’essere umano ha la capacità di utilizzare un linguaggio complesso, “concettuale”. Molte delle parole che usiamo non hanno un oggetto fisico di riferimento, ma uno mentale. Siamo in grado di unire in maniera sequenziale innumerevoli parole, siamo in grado di riflettere, di calcolare, ecc.
Queste particolarità ci hanno sempre distinto dagli altri primati (il genere) dei quali noi, homo sapiens, siamo la specie. La civiltà umana s’è sviluppata grazie alla scrittura, il passaggio dal linguaggio parlato a quello scritto ha permesso un inarrestabile crescita culturale. La stampa di Gutenberg permise la diffusione dei giornali su larga scala. La nuova tecnologia permetteva inoltre di far acquisire ai libri la caratteristica della “riproducibilità”, non era più necessario riscriverli a mano, essi erano potenzialmente accessibili a tutti.
Arrivarono poi telegrafo, telefono e radio, grandi conquiste tecnologiche che permisero di “accorciare” le distanze tra gli uomini e di diffondere la parola e le informazioni. La radio cambiò il modo di vivere della gente e permise una comunicazione davvero formidabile.
Tutte queste tecnologie hanno però alla base la “voce”, si tratta sempre di testo anche se questo viene “letto” e “ascoltato”. La capacità simbolica del nostro cervello non risente di queste innovazioni, le parole restano l’elemento centrale e la comunicazione è di tipo linguistico.
A metà novecento però cambia qualcosa: viene creata la “televisione”. Questa è una potente, irresistibile, trainante scatola magica in grado di mostrare immagini in movimento provenienti da luoghi anche molto distanti. La TV non ha più alla base il “verbo”, non è più costruita sulla “parola” ma sull’ “immagine”. Tutto si piega alla sua forza, le parole diventano il suo contorno, le immagini sovrastano ogni suono, la “voce” passa in secondo piano.
La mente del tele-vedente finisce cosi nella ragnatela dell’immagine e da essa viene influenzata e plasmata. Il mezzo di comunicazione televisivo, non usa più il linguaggio scritto come base per la sua comunicazione ma le immagini. L’uomo affida tutto ai suoi occhi regredendo ad animale “vedente”, staccandosi pian piano dal suo mondo “simbolico”.
Quest’ipotesi è sostenuta da Giovanni Sartori nel suo affascinante libro “Homo videns” (né parlai nel primo post: “Comprendere per vivere, vivere per comprendere” ) è l’argomento che sta alla base di tutto quello che scrivo e scriverò nel mio blog.
La mano soave sfoglia mentre dondola il pensiero,
il dito affranto preme sordo ed ignaro.
Mentre si muove l’inchiostro crea amabili mondi ultraterreni,
quando si getta nel divano rosso l’uomo si chiude e non ha domani.
Salvatore Andrea Laconi
¹Giovanni Sartori, Homo videns, ed. Laterza Bari 2007, pag.5.
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