Archivio di ottobre 2009

Gherardo Colombo, l’importanza delle regole

sabato, 31 ottobre 2009

Salve a tutti,

questa settimana vi propongo un’interessante intervista a Gherardo Colombo riguardante l’importanza delle regole.

Il video è tratto dalla trasmissione di Rai Tre “Parla con me” condotta da Serena Dandini.

Buona visione.

Salvatore Andrea Laconi

Conoscenza “è” potere (pt.3)

giovedì, 29 ottobre 2009

..segue.

Il problema è molto serio, la stessa realtà potrebbe essere modificata da chi controlla un mezzo di comunicazione. Se noi sapessimo che cosa “realmente” accade in questo Paese, cercheremo di cambiarlo subito. Il potere è quindi legato alla conoscenza, chi sa può andare avanti, chi non sa non può che restare indietro.

Il mezzo che utilizzo permette però di diffondere la conoscenza a velocità impressionanti, interi libri possono arrivare in digitale da qualunque parte del mondo in un solo istante. Posso rendere potenzialmente visibili a tutti foto, video, testi, ma non è tutto oro quello che luccica, anche internet ha molti difetti.

Ad esempio per poter leggere questo blog bisogna conoscerne l’indirizzo; per poter navigare in rete si deve avere un browser; per avere accesso a internet devo stipulare un contratto con una compagnia telefonica; ecc. Se dovessi andare ancora a ritroso non finirei più!

Tutti parlano poi di “rete mondiale” ma in Africa secondo voi hanno internet? In Italia tutte le persone hanno accesso alla rete? Tutti possiamo comprare un P.C.? Insomma occorrono molte cose per avere accesso alla “conoscenza”, ma una più di tutte: le “idee”. Se l’individuo non ha idee può avere il computer più potente di tutti i tempi ma non trasmetterà mai conoscenza agli altri. Da questo deduciamo che la cosa più importante è “studiare”, imparare a scrivere bene e leggere libri. Così soltanto potremmo avere idee da “seminare” nella rete.

Dobbiamo quindi fare in modo che tutti possano studiare, dal più povero al più ricco, tutti quanti.

Bisogna fare esattamente il contrario di ciò che fa il nostro governo: si deve investire nella cultura, nella ricerca, altrimenti per noi non c’è futuro ma solo un nuovo fascismo fatto di ignoranza.

Salvatore Andrea Laconi

Conoscenza “è” potere (pt.2)

mercoledì, 28 ottobre 2009

..segue.

Ovviamente io non ho le risposte a queste domande, ma sono sicuro che è il singolo individuo a decidere. Il singolo decide di abbandonarsi al ricatto del politico, se piegarsi o meno allo scambio di voti con favori. L’individuo però è debole, molte volte crede di non poter fare a meno dei compromessi,  la società è cosi e lui si deve adattare all’ambiente.

Ma davvero non si ha scelta? No, io non credo, si ha sempre scelta. Molti scelgono di non piegarsi e usano i mezzi che possiedono per reagire.

Arriviamo però al titolo di questi post: “Conoscenza ‘è’ potere”. Molti non hanno idea che le cose non devono funzionare per forza cosi, non sanno di avere un’ altra scelta o hanno paura che essa sia troppo dolorosa. Ma se solo potessimo accedere tutti alla conoscenza, se solo sapessimo di più, tutto questo lo  potremmo cambiare.

Il problema è che la maggior parte di noi s’informa con la TV, lei è la loro “bibbia”. Ma chi si nasconde dietro, chi la controlla?  I canali televisivi pubblici li controlla il governo, quelli privati (per la maggior parte) un solo individuo. Si dice che la competizione tra pubblico e privato porti ad un generale miglioramento della qualità, forse se questi sono gestisti da persone diverse… forse, ma non è detto.

Quindi la conoscenza, le informazioni vengono fornite da uno o pochi individui. Ma qual’è il problema? Il problema è che dicono e mostrano quello che vogliono e non quello che è utile per noi, fanno cioè quello che permette loro di mantenere il potere.

-Continua…-

Salvatore Andrea Laconi

Conoscenza “è” potere (pt.1)

martedì, 27 ottobre 2009

Chi ha più potere? L’uomo che detiene la più alta carica in uno Stato? Il banchiere più influente? Il padrone di una multinazionale?

Partiamo dal chiederci cosa sia davvero importante nel vivere quotidiano. Tralasciando la parte affettiva e dirigendoci verso le cose più materiali, cosa ci permette di spostarci tra i vari scalini della piramide di questa società? Probabilmente il lavoro, una delle cose più necessarie per l’uomo e addirittura il fondamento dello Stato Italiano.

Il lavoro al suo interno è molto stratificato, la sua differenziazione ci permette di progredire e ci consente di specializzarci in un determinato settore. La specializzazione  è data dalla nostra preparazione tecnico/intellettuale, ma come si scelgono gli individui più preparati?

La conoscenza e l’esperienza  sono fattori importarti e il criterio meritocratico sembra essere il migliore per classificare gli individui e “posizionarli” all’interno del mondo del lavoro.

Nella nostra nazione però capita che questo criterio venga spesso messo in secondo piano per dar spazio ad altre cose più “importanti”, in un certo senso più legate all’affetto che alle competenze. Ciò comporta moltissimi problemi: un azienda, una banca, un governo, potrebbero essere guidati da un individuo completamente impreparato.

Come si può cambiare questo stato di cose? Come si possono modificare questi criteri di scelta?

-Continua…-

Salvatore Andrea Laconi

L’uomo è ancora un animale “simbolico”?

lunedì, 26 ottobre 2009

Secondo alcuni ciò che distingue l’uomo dagli altri animali è il fatto di essere <<un animale simbolico>>¹. L’essere umano ha la capacità di utilizzare un linguaggio complesso, “concettuale”. Molte delle parole che usiamo non hanno un oggetto fisico di riferimento, ma uno mentale. Siamo in grado di unire in maniera sequenziale innumerevoli parole, siamo in grado di riflettere, di calcolare, ecc.

Queste particolarità ci hanno sempre distinto dagli altri primati (il genere) dei quali noi, homo sapiens, siamo la specie.  La civiltà umana s’è sviluppata grazie alla scrittura, il passaggio dal linguaggio parlato a quello scritto ha permesso un inarrestabile crescita culturale. La stampa di Gutenberg permise la diffusione dei giornali su larga scala. La nuova tecnologia permetteva inoltre di far acquisire ai libri la caratteristica della “riproducibilità”, non era più necessario riscriverli a mano, essi erano potenzialmente accessibili a tutti.

Arrivarono poi telegrafo, telefono e radio, grandi conquiste tecnologiche che permisero di “accorciare” le distanze tra gli uomini e di diffondere la parola e le informazioni. La radio cambiò il modo di vivere della gente e permise una comunicazione davvero formidabile.

Tutte queste tecnologie hanno però alla base la “voce”, si tratta sempre di testo anche se questo viene “letto” e “ascoltato”. La capacità simbolica del nostro cervello non risente di queste innovazioni, le parole restano l’elemento centrale e la comunicazione è di tipo linguistico.

A metà novecento però cambia qualcosa: viene creata la “televisione”. Questa è una potente, irresistibile, trainante scatola magica in grado di mostrare immagini in movimento provenienti da luoghi anche molto distanti. La TV non ha più alla base il “verbo”, non è più costruita sulla “parola” ma sull’ “immagine”. Tutto si piega alla sua forza, le parole diventano il suo contorno, le immagini sovrastano ogni suono, la “voce” passa in secondo piano.

La mente del tele-vedente finisce cosi nella ragnatela dell’immagine e da essa viene influenzata e plasmata. Il mezzo di comunicazione televisivo, non usa più il linguaggio scritto come base per la sua comunicazione ma le immagini. L’uomo affida tutto ai suoi occhi regredendo ad animale “vedente”,  staccandosi pian piano dal suo mondo “simbolico”.

Quest’ipotesi è sostenuta da Giovanni Sartori nel suo affascinante libro “Homo videns” (né parlai nel primo post: “Comprendere per vivere, vivere per comprendere” ) è l’argomento che sta alla base di tutto quello che scrivo e scriverò nel mio blog.

La  mano soave sfoglia mentre dondola il pensiero,

il dito affranto preme sordo ed ignaro.

Mentre si muove l’inchiostro crea amabili mondi ultraterreni,

quando si getta nel divano rosso l’uomo si chiude e non ha domani.

Salvatore Andrea Laconi

¹Giovanni Sartori, Homo videns, ed. Laterza Bari 2007, pag.5.