Archivio di dicembre 2009

Resistere e sognare

giovedì, 31 dicembre 2009

Foto - www.salaconi.it - Resistere e sognare

Non ho mai conosciuto un partigiano.
Non ho mai visto nessuno lottare per ciò in cui crede.
Non ho mai guardato nessuno mentre scriveva una poesia.
Non sono mai stato accanto a un uomo mentre moriva.

Non ho mai combattuto nelle piazze, nei prati, nelle strade e nei Paesi dove i nazifascisti hanno trucidato donne e bambini
senza alcuna pietà.
Non ho mai visto Sandro Pertini.
Non sono mai potuto andare a un concerto di Fabrizio De Andrè.
Non ho conosciuto Antonio Gramsci e nemmeno Enrico Berlinguer.

Non ho mai incontrato Enzo Biagi e Indro Montanelli.
Nessuno mi ha mai parlato in maniera chiara
di Garibaldi e Mazzini.
Non sento mai nessuno palpare con
le labbra la parola “Resistenza”.
Nessuno mi ha mai detto cosa accadde a
Cefalonia e a Monte Sole.

Nessuno s’interessa di quello che la TV non dice.
Nessuno porta sottobraccio dei libri che ha scelto liberamente.
Nessuno mi vuol spiegare perché
hanno ucciso Falcone e Borsellino.
Nessuno vuole indagare sulla loro morte.
Nessuno capisce che la politica deve avere le mani
pulite per poter parlare al cuore della gente.

Qualcuno ha lottato perché io potessi respirare
e scrivere quel che penso.
Qualcuno ha scritto libri per trasmettere a tutti
quel che non si può dire.
Qualcuno pensa per conto suo e scrive per conto di tutti.

Qualcuno ha ancora voglia di lottare e resistere.
Io ho voglia di resistere e sognare.

Salvatore Andrea Laconi

Il sentimento della foglia

domenica, 27 dicembre 2009

E’ vero. Molte volte prendo la penna e scrivo velocemente, quasi senza pensare. Il mondo mi scorre dentro in un soffio: non vedo, non sento, non percepisco lo scorrere del tempo. Vengo rapito, trascinato e segregato  in un vortice di pensieri confusi. E’ una lotta tra quello che sono, quello che appaio, quello che vorrei essere. Le mani accarezzano il foglio, i piedi danzano al loro ritmo, la mente si muove come la foglia di un ramo: trema assecondando il vento per cercare di resistere. Vuole restare incollata alle sue radici pur non sapendo di averle.

Ma un forte soffio la conduce per aria allontanandola dal suo passato. L’impatto con il suo nuovo respiro la intimorisce. Ha paura delle montagne, dei prati, dell’acqua dove si sta posando. E’  felice. Mentre sente il suono del mare, gli ululati dei cani, il canto dei pettirossi; finalmente capisce. Sa’ che il suo momento è giunto  la sua linfa si sta esaurendo. Deve tornare alla terra, restare nel silenzio del tempo che la rende rigida. Sempre più secca e pallida.

Ora si spegne tra la solitudine, il rimpianto e la consapevolezza della fine. E’ ora di scrivere le ultime righe e lasciare spazio al nuovo domani che verrà. Si ritira nel sonno di questa difficile notte.

La penna smette di scrivere, le gambe di tremare. E’ ora di andare.

Salvatore Andrea Laconi

Merry X Mas.

venerdì, 25 dicembre 2009

«Siete eredi della non dimenticata Decima Mas». Così l’on. La Russa ricorda il corpo militare che faceva parte della Repubblica Sociale Italiana. Sembra che a Fiuggi non ci sia stata alcuna svolta per il nostro ministro dell’attacco. E’ vergognoso che vengano ricordati i repubblichini e dimenticati troppo spesso i partigiani.

Se ora posso scrivere su questo blog, se voi potete leggere ciò che scrivo, è soltanto perché i fascisti hanno perso. Perché alla dittatura si è preferita la Democrazia.

Come disse una volta Sandro Pertini a Enzo Biagi: << Il fascismo è la negazione della dignità umana.>>¹

Salvatore Andrea Laconi

¹ Enzo Biagi, I quattordici mesi, Rizzoli 2009, pag. 58.

L’ultimo soldato

mercoledì, 23 dicembre 2009

L'ultimo soldato

Si guarda attorno. E’ stordito, attonito. E’ ormai disilluso. Tutti i suoi sensi sono avvolti dalla nausea, la sua mente percepisce soltanto l’inutilità di ciò che accade. Conta: <<un corpo, dieci corpi, cento corpi>>. Si ferma perché non riesce più a contare, la vista scompare tra la nebbia del sangue. Pensa: <<Quel che resta del respiro di giovani anime sognanti>>.

La luce da qui è lontana, il sapore della polvere tra le labbra sembra quasi bagnato…sembra disseti il suo dolore.
Lui è sopravvissuto, ma non è vivo. Probabilmente è più morto degli altri. Lui è solo, i corpi che riposano hanno molta compagnia.

<<Respiro…>>.

Non sono parole di gioia queste che cadono con la neve, non sono residuo di rabbia. Sono soltanto parole di un’arma che ha sbagliato bersaglio, di un soldato che ha esitato incerto.

Il concerto è terminato, la danza della morte ha concluso la sua canzone.
E’ solo.
Non capisce il senso che batte nel petto di chi è morto, non capisce il senso del suo cuore che batte nell’angoscia.

<<Chi sono? Dove credo d’andare? Nessuna luce più mi guida. Cosa mi angoscia? La vita o la morte?>>, è quel che  urla dentro il vento.

<<No non è il cuore che batte  ad angosciarmi, è il fatto di esser solo. Di non essere più nulla, di non essere più vita.>>

Cosi gridava l’ultimo soldato, mentre volava tra le macerie della morte. Il solo sconfitto di una guerra dove tutti sono partiti. Dove tutti sono finalmente uniti dallo stesso ideale.

Gli restava la fame, la puzza della guerra e la sete della sabbia.
Non aveva più niente. Non aveva più un cuore ad aspettarlo.
Un cuore che potesse battere al di fuori del suo petto.

Salvatore Andrea Laconi


L’immagine del post è un’immagine “libera” che è stata modificata. Dalla pagina http://www.imageafter.com/search.php?offset=24&search=war

Ad Auschwiz c’era l’insegna…

sabato, 19 dicembre 2009

Foto di Auschwiz dalla prima pagina di "la Repubblica" di sabato 19 dicembre 2009

Foto del cancello d'ingresso del campo di concentramento di Auschwiz. (Dalla prima pagina di "la Repubblica" di sabato 19 dicembre 2009)

Il lavoro da oggi rendi liberi. Il passato si cancella sotto una manciata di neve. Chi siamo noi ora? Cosa eravamo? Dove andremo? L’insegna che ci indicava la via è scomparsa, è stata rubata. La memoria ogni giorno vuole essere demolita per lasciar spazio al nuovo che avanza.

Un nuovo che puzza di vecchio. Non dimentichiamo il passato, non lasciamo che venga portato via da un’insegna.

Leggiamolo tra le righe della libertà…

Salvatore Andrea Laconi