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Sogni, lacrime e parole

lunedì, 4 gennaio 2010

Possiedono parole putride che sporcano il pensiero della gente.
Hanno macchine color cielo per potersi credere “l’onnipotente”.
Sono nani e ballerine danzanti oltre il confine.
Tra pazzia ed illegalità nel curioso buoncostume.

Vogliono distruggere la Costituzione.
Uccidono gli altri poteri e legano al dito il destino delle persone.
Cosa sia la libertà ormai nessuno chiede.
Non si sente, non si racconta. Non vive dentro la televisione.

La nostra Repubblica è fondata sul lavoro.
La loro “politica” soltanto sul denaro.
Polifiosi si credono imperdibili statisti, ma rubano il pensiero.
Assurde marionette regalano troni e vie, nel parco del garofano nero.

Io non sono come voi, non voglio ciò che non mi appartiene.
Noi non siamo come voi, cerchiamo pace e giustizia sociale.
Cerchiamo le parole.

La voce che contrasta il silenzio della coscienza assopita
del “televisore”.
Un individuo ormai chiuso in una prigione di illusione,
in una gabbia di emozione.
Un tale che più non vive, in un vivere che più non è tale.

Cerco i sogni, cerco parole.
Stringo sensi e immagini di cupo, immenso dolore.

Chi siamo noi realmente? Quello che ci mostrano?
Siamo pace, gioia di vivere o ceche palpebre che lacrimano?

Noi siamo ciò che abbiamo dentro,
non quello che ci fanno credere.
Siamo il vuoto pianto di un indistruttibile essere fragile,
che cade dentro le sue parole.
Cavalca con loro per sempre, senza scampo ne’ fine.
Brucia con se stesso per concludere e ricominciare.

Siamo il sogno di noi stessi, non del potere.

Salvatore Andrea Laconi

Il Paese monocolore

mercoledì, 25 novembre 2009

Lo sguardo è fisso sul punto più vuoto del quadro mediale,
il dito punta contro il diverso, contro chi continua a migrare.

Fuori tutto è grigio, il verde è riservato alla camicia
o al fazzoletto nel taschino.
Bianco è il natale là in provincia
per chi non ama lo straniero.

Ma è dagli anni venti che sempre di moda è il nero.
Colori più sfumati e danzanti, tra i funerali delle crepe sul muro.
Dirigono governanti, poltiglia a strisce e berretti di contadini.
Strisciano fedeli volti, vele, velini, avvocati: i vari facchini.
Le vespe volan la notte sui bianchi divani,
ospiti fissi e fessi ascoltano ignari.

Maiali pascolano sulle sacre chiese,
macchine blu, fuoco, trans e neve.
Stallieri guidano cavalli impazziti e bombe leggere.
Fuoriesce dalla scatola la puzza delle macerie.

Non esiste logica, non c’è pensiero, non resta ragione.
La lacrima non si vede nel mondo digitale.
Non bagna le nostre parole, non disseta la sete di sapere.

Privata è infine la pioggia del nostro abbeverare,
privato il sole, l’aria pulita e l’istruzione.
E’ privata la mente nel lago del fratello maggiore.

Tutto libera la forza delle mie parole…
il mio mondo non è monocolore.

Salvatore Andrea Laconi