Articoli marcati con tag ‘potere’

Sogni, lacrime e parole

lunedì, 4 gennaio 2010

Possiedono parole putride che sporcano il pensiero della gente.
Hanno macchine color cielo per potersi credere “l’onnipotente”.
Sono nani e ballerine danzanti oltre il confine.
Tra pazzia ed illegalità nel curioso buoncostume.

Vogliono distruggere la Costituzione.
Uccidono gli altri poteri e legano al dito il destino delle persone.
Cosa sia la libertà ormai nessuno chiede.
Non si sente, non si racconta. Non vive dentro la televisione.

La nostra Repubblica è fondata sul lavoro.
La loro “politica” soltanto sul denaro.
Polifiosi si credono imperdibili statisti, ma rubano il pensiero.
Assurde marionette regalano troni e vie, nel parco del garofano nero.

Io non sono come voi, non voglio ciò che non mi appartiene.
Noi non siamo come voi, cerchiamo pace e giustizia sociale.
Cerchiamo le parole.

La voce che contrasta il silenzio della coscienza assopita
del “televisore”.
Un individuo ormai chiuso in una prigione di illusione,
in una gabbia di emozione.
Un tale che più non vive, in un vivere che più non è tale.

Cerco i sogni, cerco parole.
Stringo sensi e immagini di cupo, immenso dolore.

Chi siamo noi realmente? Quello che ci mostrano?
Siamo pace, gioia di vivere o ceche palpebre che lacrimano?

Noi siamo ciò che abbiamo dentro,
non quello che ci fanno credere.
Siamo il vuoto pianto di un indistruttibile essere fragile,
che cade dentro le sue parole.
Cavalca con loro per sempre, senza scampo ne’ fine.
Brucia con se stesso per concludere e ricominciare.

Siamo il sogno di noi stessi, non del potere.

Salvatore Andrea Laconi

La società televisiva e la violenza che l’alimenta

martedì, 15 dicembre 2009

Si respira un clima violento. E’ da tempo che quest’aria inquina la pace. I soldati degli ideali combattono sul nuovo fronte mediatico, le vittime sono i telespettatori. Sono loro la merce da vendere alla miglior società pubblicitaria.

Fatico a comprendere cosa sia reale e cosa non lo sia. Quale sia il fatto, quale l’opinione. Mentre guardo dentro lo schermo come faccio a sapere se ciò che vedo è vero? Come posso difendermi dalle armi dei soldati mediatici?

Staccare la spina sembra essere una buona idea, ma dopo poco tempo questo ti taglia fuori dalla società. Ti isola.
Capita sempre di sentire commenti su una pubblicità, su un telefilm, su un telegiornale. I dialoghi tra la gente si basano molto sulle immagini e i discorsi televisivi, non saper nulla del tele-mondo ti aliena. Come fare allora?

La verità è che non abbiamo alcun mezzo per difenderci da queste armi mediatiche. Le immagini sono molto più forti dell’uomo che le riceve e anche se non vuoi le assorbi comunque, sono ormai parte della società.

La televisione sembra il collante di questa nuova società mediatica, tiene insieme enormi masse di individui altrimenti incontrollabili.

E’ però bastato il gesto di un individuo che non sta dentro i valori condivisi, di un individuo deviante, di un folle. E’ bastato questo soffio di vento per far crollare un equilibrio patetico.

Il clima violento però esiste da tempo, da molto tempo. E’ il cibo principale lanciato ai telespettatori, è l’arma migliore del potere. Il folle gesto ora ci donerà leggi speciali e aggressioni “celerine” giustificate.

A chi pensa che sia un bene o che sia giusto qualche volta usar violenza, non posso che ripetere ciò che Gandhi disse:

<<La nonviolenza è la più grande forza a disposizione dell’umanità. E’ più potente della più potente arma di distruzione che l’ingegno dell’uomo abbia mai escogitato. Quella della distruzione non è la legge degli umani. L’uomo vive liberamente soltanto quando è pronto a morire, se necessario, per mano di suo fratello, mai ad ucciderlo. Ogni delitto o altra offesa commessa o inflitta ad altri, non importa per quale causa, è un crimine contro l’umanità.>>¹

Salvatore Andrea Laconi

¹ M.K. Gandhi, Harijan, 20 luglio 1935, pag.180.

Media-evo

domenica, 13 dicembre 2009

E’ arrivato.
E’ ormai presente in tutte le sue forme.
Il suo simbolo più importante è stato macchiato.
Macchiato da quella violenza più volte usata contro i più deboli, contro gli ultimi. Manifestanti, operai, semplici cittadini l’hanno subita e la subiscono da tempo.
Ora che la vedo dentro gli occhi del potere, la temo ancora di più.
Non esiste niente di più sbagliato, niente di peggio.

La paura è in quel volto, è in questa nazione.

Ormai l’ingranaggio s’è inceppato. Bisogna rispondere con l’inchiostro e il dialogo. Non con le solite accuse e il solito sangue, che portano altra violenza, altri morti.

Bisogna riflettere sul perché di un certo gesto. Bisogna affiancare più foto l’una accanto all’altra. Bisogna chiedersi se il volto magro di Stefano Cucchi e quello colmo di paura dell’uomo più “potente” non siano la strategia del vento della decomposizione di ogni istituzione.

Tutto sembra marcio. Tutto è decadente. E’ il nuovo medioevo che usa i media come arma e tutti gli uomini come vittime.
E’ il “Media-evo” creato dal tele-nichilismo dove mancano precisi valori comuni. Mancano punti di riferimento, lavoro, soldi. Dove quel che non manca sono fame e miseria, accompagnate sempre più spesso da violenza e sangue.

Forse ora avranno la scusa per usare le maniere forti. Forse adesso potranno costruire ampio consenso per approvare leggi vergognose.
Forse…

Spero che qualcuno non si affacci al balcone da un nuovo canale mediale. Spero che tutto sia tenuto insieme per ricominciare in una migliore direzione.

Spero che sia la Costituzione la strada da imboccare.

Salvatore Andrea Laconi

Il pezzo del puzzle

sabato, 12 dicembre 2009

Il pezzo del puzzle - Cartina Italia

Volano le parole e spaccano le orecchie.
Orecchie di chi non sente e di chi non parla.

Di chi non parla perché ha la bocca del passato,
di chi lo fa sulla nuova bocca del presente.
Il presente del nulla, il presente del niente.
Forse del niente di vero, forse del nulla di fatto.

Menzogne?

Menzogne che seppelliscono le bombe,
bombe che seppelliscono eroi scomparsi nel silenzio.
Lo stesso silenzio che forma i nuovi eroi,
polifiosi eroi peggio dei fascisti, peggio dei mafiosi.
Mafiosi che cantano a tempo oppure giusto in tempo.

Il tempo che scandisce il potere dall’alto della piramide 
del nuovo media-evo.

Media-evo dove regnano i polifiosi,
i nuovi eletti da Dio e acclamati dal popolo.
Popolo che non sa, non vuol sapere.
Popolo che non conosce, popolo che teme.
Teme il bene come il male perché non nota differenze.

Differenze bandite dalla propaganda del primo telegiornale.
Telegiornale di cui la voce del potere polifioso si dovrebbe vergognare,
ma non può se no resta a bocca asciutta.
Asciutta dalla pioggia delle idee che manca, che tarda.

Intanto non esplodono più i boati,
sostituiti dai sorrisi del regnante tra i beati.

Popolo per quanto ancora sopporterai?
Popolo per quanto ancora subirai?

Sarà la tua pancia a dettare il tempo di rivolta,
sento che inizia a lamentarsi per mancanza della fetta di torta.

Non voglio che sgorghi più il sangue da questa Fontana.
Voglio che sia la penna a decidere sovrana.
Voglio che tu sappia, voglio non farti scordare.
Voglio che tu scriva e legga continuando a costruire.

Costruire il puzzle e incastonarne i pezzi,
ne hai facoltà, possiedi i mezzi.

E’ ora tempo di andare, è tardi.
Sono le 16:37, è tempo di petardi.

Salvatore Andrea Laconi

Tele-vedo, tele-penso, tele-voto (pt.2)

sabato, 21 novembre 2009

…segue…

Le immagini mostrate nello schermo non devono necessariamente avere un’ “implicazione logica”. Non è detto che una certa immagine possa “legarsi” con quella che segue, che da un’affermazione possa conseguirne un’altra . Chi monta le immagini può decidere se lasciarci liberi di interpretare una certa sequenza, secondo la nostra cultura e le nostre esperienze, oppure decidere di mostrarci solo un’interpretazione, solo il “suo” punto di vista.

Provo a fare un semplice esempio. In una fiction ci viene mostrata una famiglia: padre, madre e figlio all’interno della propria cucina. Viene inquadrata la madre spensierata che conversa con il figlio e il padre stanco e nervoso che taglia delle bistecche sorridendo alla moglie e alla sua bambina. Nella scena successiva si vede la donna che viene aggredita e accoltellata. Dagli elementi che abbiamo non possiamo  sapere chi sia l’aggressore. Se invece nella prima scena non venisse mostrato il sorriso del marito, ma si facesse un primo piano sul coltello che sta usando per tagliare le bistecche, potremmo pensare che l’assassino sia il marito.

Questo semplicissimo esempio ci aiuta a capire come chi monta le immagini abbia un potere immenso: può indurci a vedere quello che vuole. Ho preso in considerazione una fiction, ma l’esempio si potrebbe applicare anche a un telegiornale, a una trasmissione politica o a un documentario.

Se fin da piccoli ci mostrano solo un punto di vista, pensate che con il passare degli anni questo non possa influenzarci? Io credo di si, sopratutto se  tutta una generazione di individui s’informa “solo” attraverso la TV.

continua…

Salvatore Andrea Laconi